Mutilazioni genitali femminili e Covid-19 | DreamCom

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Mutilazioni genitali femminili e Covid-19: l’impatto della pandemia sulle donne

Donne in attesa in un ambulatorio di comunità

Secondo le stime dell’ONU oltre 250 milioni di donne nel mondo hanno subito una mutilazione genitale femminile (MGF), e la pandemia di Covid-19 ha rischiato di compromettere i progressi ottenuti nel contrasto a questa pratica. Nel 2022 DreamCom ha accreditato come webinar FAD la conferenza internazionale organizzata dall’IRCCS San Gallicano per la Giornata internazionale contro le MGF, con la responsabilità scientifica del Prof. Aldo Morrone.

Le dimensioni del fenomeno

Le mutilazioni genitali femminili sono ancora praticate in oltre 40 Paesi, 27 dei quali in Africa, dove si concentra l’80% dei casi. Secondo le stesse stime, sono oltre 3 milioni le bambine a rischio di essere mutilate.

L’impatto della pandemia

Il Covid-19 ha bloccato i programmi mondiali di contrasto alla pratica e ha ridotto i fondi pubblici destinati agli interventi socio-sanitari sulle MGF.

Le misure adottate per limitare la diffusione del SARS-CoV-2 hanno costretto molte ragazze vulnerabili all’isolamento domestico, privandole di ogni forma di protezione. Durante il lockdown sono aumentati i casi di MGF praticate a domicilio, mentre i centri educativi non potevano svolgere campagne di sensibilizzazione e controlli di routine.

Le priorità indicate

Secondo gli organizzatori servivano misure urgenti e programmi di vaccinazione per tutta la popolazione, soprattutto nei Paesi a reddito medio e basso, per ripristinare i servizi socio-sanitari dedicati alla persona e alla cura di altre patologie come AIDS, tubercolosi e malaria.

L’obiettivo della conferenza era raccontare quanto fatto per salvaguardare la dignità e l’integrità fisica e psicologica delle donne e indicare le azioni di politica sanitaria necessarie per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile, in particolare il n. 3 («Salute e benessere») e il n. 5 («Parità di genere»).

Un confronto tra clinica, istituzioni e cooperazione

Alla conferenza, aperta a tutte le professioni sanitarie, hanno preso parte voci diverse:

  • clinici dell’IRCCS San Gallicano, dell’IRCCS Regina Elena e dell’Ospedale Careggi di Firenze, tra dermatologia, malattie sessualmente trasmesse e delle migrazioni, ginecologia oncologica, endocrinologia e chirurgia plastica;
  • rappresentanti delle istituzioni, del Parlamento e della Commissione d’inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere;
  • esperti di cooperazione internazionale, sociologia, politiche migratorie e mediazione culturale.

Perché riguarda i professionisti sanitari

Riconoscere le conseguenze delle MGF e accogliere le donne che le hanno subite richiede competenze cliniche, culturali e relazionali. Tutta l’offerta formativa aggiornata è nel catalogo dei corsi ECM.